Berlusconi l’impavido

Ancora una volta il miglior premier degli ultimi 150 – a suo dire ovviamente – si è distinto per il suo alto profilo istituzionale, il suo coraggio e il suo desiderio di offrire la massima trasparenza possibile nei confronti di stampa e cittadini. Ieri mattina, al termine delle consuete dichiarazioni congiunte che si svolgono in seguito ai colloqui tra il Presidente del Consiglio e i governanti stranieri, Berlusconi ha preso in tutta fretta la via d’uscita dalla Sala dei Galeoni lasciando di stucco e in evidente imbarazzo il premir spagnolo Zapatero e i giornalisti italiani e iberici presenti. Con un gesto inequivocabile della mano ha ribadito più volte al collega l’intenzione di andarsene evitando accuratamente di rispondere alle domande dei giornalisti che inevitabilmente avrebbero riguardato la legge-bavaglio giunta alla votazione finale in Senato proprio in quelle ore.

Una mossa furbesca e codarda allo stesso tempo, che ha indispettito non poco i presenti e che, ancora una volta, ha dimostrato lo scarso coraggio del premier nell’affrontare le domande di coloro che non fanno parte dei giornali di famiglia. Uno spettacolo triste per l’Italia, l’unico paese europeo nel quale il capo del governo non accetta che l’informazione svolga la funzione di ‘cane da guardia’ del potere.

L’episodio non è naturalmente sfuggito alle testate straniere che oggi riportavano l’ennesima pessima figura del Cavaliere nei confronti di un suo pari (in termini di carica ricoperta s’intende). Duri editoriali di protesta sono arrivati naturalmente dai quotidiani spagnoli, ma anche dai giornali di Francia e Regno Unito. Disappunto a parte, quello che emerge scorrendo gli articoli di oggi è la difficoltà nel capire questa anomalia tutta italiana. Per quale strano motivo un premier può permettersi il lusso di non rispondere alle domande? Da dove discende il diritto di decidere tempi e modalità degli interventi dei giornalisti?  Punti interrogativi che hanno una sola risposta: paura.

Berlusconi ha paura di essere messo in difficoltà; ha paura di non saper rispondere; ha paura di uscire dal personaggio che si è creato negli anni e di dover improvvisare un copione non scritto. Ha paura soprattutto di essere smascherato per quello che é: un ottimo comunicatore incapace di reggere il confronto faccia a faccia e non preventivamente messo a punto in tutte le sue parti.

Un atteggiamento che inevitabilmente danneggia l’immagine dell’Italia all’estero, ma che Tg1 e affini censurano o buttano sul lato ironico, dandogli così la possibilità di continuare ad essere visto come quel simpatico bontempone tutto sorrisi e pacche sulle spalle capace di lasciare un primo ministro straniero solo e spaesato a rispondere alle domande.

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