Facebook minaccia gli equilibri mondiali

Il titolo non é tanto una provocazione quanto la constatazione di quanto il social network più diffuso in rete sia diventato a tutti gli effetti uno dei luoghi dove pensieri colmi d’odio e ignoranza siano in grado di trasformarsi in minacce vere e reali in un mondo già instabile di suo.

Il pastore Terry Jones, un fanatico estremista con una trentina di squilibrati al seguito, è riuscito in poco meno di due mesi a mettere in piedi un caso di portata internazionale ravvivando il mai sopito attrito tra Stati Uniti (e con essi buona parte dell’occidente) e la parte islamista della comunità musulmana mondiale. Tutto é iniziato da un messaggio lasciato su Facebook nel mese di luglio nel quale il reverendo invitava ad un’azione collettiva da mettere in atto nel nono anniversario dell’11/9: un rogo prodotto da 200 copie del Corano, il testo sacro dell’Islam.
Sebbene la maggior parte dei commenti alla proposta di Jones siano andati fin da subito in direzione contraria, condannando categoricamente la sua folle idea, qualche giorno dopo il sito web Religion News Service ha ripreso il messaggio trasformandolo in una notizia vera e propria. Da quel momento il nome del pastore della Florida ha iniziato a diffondersi nel web e nonostante il Council on American-Islamic Relations abbia cercato di minimizzare la vicenda, il reverendo ha rincarato la dose con un video su YouTube nel quale sventolava una copia del Corano affermando che quel libro era il responsabile degli attacchi alle Torri Gemelle e al Pentagono.

Inevitabilmente i maggiori media americani hanno cominciato a porre una crescente attenzione su Jones e la sua comunità e nel giro di pochi giorni la notizia circolava, oltre che tra numerosi blog statunitensi, sulla CNN e Yahoo News. Pochi giorni dopo il piano violento e razzista di Jones superava i confini della Florida giungendo su Al Arabiya (emittente televisiva degli Emirati Arabi Uniti) e sul Times of India. L’escalation mediatica é – a questo punto – diventata inarrestabile.
Il 3 agosto il sindaco della cittadina di Gainesville, dove il reverendo aveva pianificato di mettere in atto la sua protesta, ha chiesto – inutilmente – ai media di ignorare l’intera vicenda. Alcuni giorni dopo il gruppo britannico Campaign Islam ha postato in rete un video nel quale dichiarava che il rogo del loro testo sacro avrebbe “risvegliato il leone dalla sua tana”, metafora per indicare la ripresa (o l’incremento) delle proteste del mondo musulmano nei confronti dell’America. Quando la notizia é finita sulle pagine del New York Times il reverendo era già stato intervistato dal almeno 150 testate.

A questo punto dalla sfera dei media si é passati a quella militare e politica, dopo che domenica scorsa sono state registrate proteste nella capitale afghana con la distruzione di immagini raffiguranti il pastore Jones e l’incendio di diverse bandiere a stelle e strisce. Il generale David Petraeus, comandante delle forze americane e della NATO presenti in Afghanistan, ha dichiarato il giorno seguente che le immagini del Corano dato alle fiamme avrebbero potuto provocare violente rappresaglie contro le truppe presenti sul territorio. Il suo intervento ha posto la storia in cima alle notizie su tutti i media internazionali per tutta la settimana, portando infine agli interventi del Segretario di stato Hillary Clinton, del portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs e del Presidente americano Barack Obama che hanno chiesto al reverendo di desistere dal mettere in atto il suo piano.

Nessuno sa ancora come andrà a finire questa vicenda e oggi, 11 settembre 2010, tra preghiere e ricordi di quello che accadde nove anni fa, gli occhi di molti, tanti (forse troppi) saranno puntati su quella piccola chiesetta in Florida che, grazie ad un messaggio lasciato sul Facebook, é diventata per due mesi il centro del mondo a livello mediatico, politico e religioso.

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