Atto finale

Anche nei dibattiti d’oltremanica delle ultime settimane tengono banco la vicenda ‘Ruby’ e gli scandali etici e politici ad essa connessi. Le opinioni che è possibile raccogliere assumono sfumature differenti ma tutte hanno una sorta di base comune che mette in risalto come ad essere danneggiati dai comportamenti più che discutibili del Presidente del Consiglio siano gli italiani e l’immagine stessa dell’Italia all’estero. Il pensiero diffuso è che la commedia in atto ormai da sedici anni debba volgere al temine in tempi brevi e senza ulteriori scandali e strascichi polemici. Berlusconi e la sua visione del potere hanno fatto il loro tempo, hanno avuto più di una chance per tentare di far emergere il buono – ammesso che ce ne fosse – presente negli infiniti proclami e hanno fallito clamorosamente su tutti i fronti.

Le continue accuse rivolte alla sinistra, alla magistratura, ai giornali, alla stampa estera e – in ultimo – al suo ormai ex-alleato Gianfranco Fini per difendere i suoi comportamenti personali e negare le difficoltà nel gestire situazioni che quotidianamente sembrano sfuggirgli di mano, non sono più credibili. Lo sarebbero, forse, se in Italia esistesse una strenua e radicale opposizione, se le tanto decantate persecuzioni giudiziarie avessero trovato riscontro nei fatti, se paesi come la Gran Bretagna fossero governati da radicate élite di sinistra. Così invece non è e i sondaggi che danno in costante calo il consenso del premier e della sua maggioranza sono uno dei segnali più evidenti di quanto la conclusione del suo show sia ad un passo del realizzarsi.

Persino il primo grande successo del suo governo sventolato ai quattro venti – la scomparsa del problema rifiuti a Napoli e nelle province limitrofe nel 2008 – si è rivelato essere soltanto l’ennesima bufala, creata ad hoc per mere questioni di consenso e visibilità ma che ora gli si sta ritorcendo contro, come già accaduto con le proteste degli aquilani, delusi, abbandonati e manganellati sulla pubblica piazza.

Numerosi esponenti politici inglesi appartenenti ai tre principali schieramenti (conservatori, laburisti e liberal-democratici) auspicano che dopo l’ennesimo scandalo sessuale Berlusconi trovi il coraggio di farsi da parte per liberare il paese da un uomo che è diventato una comica vivente e – volendo citare la sua ex-moglie – malato e senza controllo. E l’attenzione nelle ultime settimane si è concentrata non tanto sulla sua persona quanto piuttosto sul suo paese, che, non va dimenticato, fa ancora parte del G8 e riveste, almeno sul piano teorico, un ruolo fondamentale nelle questioni politico-economiche mondiali.

Le pressioni dovute agli ultimi scandali hanno portato il premier italiano ad affermare che se ci fosse un suo passo indietro “il paese e il centro-destra ne sarebbero seriamente danneggiati” e che la sua presenza garantisce ancora una forte stabilità. In realtà Berlusconi non offre stabilità ma stagnazione, due concetti assai diversi e dagli opposti risvolti, e non solo sul piano politico. In un momento di crisi economica che ha messo in ginocchio l’intero sistema capitalista occidentale, il suo governo appare irrimediabilmente paralizzato. Le preoccupazioni giudiziarie del premier hanno distratto lui e i suoi ministri dall’affrontare tutta quella serie di fondamentali riforme a lungo termine in grado di rivitalizzare l’economia ed evitare uno scontro sociale che giorno dopo giorno appare sempre più aspro e insanabile.

Nel proprio letto ognuno è libero di comportarsi come meglio crede, ma per essere un buon politico capace di governare è fondamentale essere in grado, una volta chiusa la porta della camera, di dedicarsi con passione e competenza al paese e ai suoi cittadini, affrontando i problemi di petto e trovando soluzioni reali. L’incapacità di Berlusconi nel mettere in atto questa separazione dovrebbe essere ormai evidente agli occhi di tutti.

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