Rivoluzione egiziana parte II

Ieri in tutto l’Egitto si sono svolte le manifestazioni più grandi nella storia del mondo arabo contro il primo governo dei Fratelli Musulmani, ad un anno dalle elezioni in cui vinse (trionfò?) Mohamed Morsi.
Come sempre le cifre sul numero di partecipanti non sono le stesse da entrambe le parti – centinaia di migliaia dicono i sostenitori del governo, più di 15 milioni sostiene l’esercito – ma dalle immagini che giravano ieri credo che una stima ragionevole possa attestarsi intorno ai 3-4 milioni di persone. Un numero enorme, se ci pensate.

Alcune brevi considerazioni:

Ricordate quelli che un anno fa scrivevano che senza Mubarak l’Egitto sarebbe precipitato in una spirale di radicalizzazione dell’Islam fino a raggiungere livelli di simili al Califfato? Ecco, smentiti ieri.
Ricordate quelli che un anno fa scrivevano che una vittoria dei Fratelli Musulmani avrebbe dato il via al loro piano di dominazione globale? Ecco, smentiti in blocco anche loro.

Le piazze piene di ieri – e di oggi – rispondono in primis all’arroganza dei Fratelli che pensavano di avere carta bianca su tutto una volta al potere e che ottenere la maggioranza di voti alle elezioni politiche significasse una qualche consacrazione a tempo indeterminato. Gli egiziani hanno scelto loro ma volendo ci mettono poco a cambiare direzione, e lo dimostrano nei fatti.
In tutto questo vale la pena ricordare il discorso al Cairo di Obama 4 anni fa; in quel “A New Beginning” c’era il suo supporto neanche troppo nascosto ai Fratelli Musulmani e la speranza – quella sì, palese – che l’Egitto volesse e potesse cambiare rotta. Ennesimo errore di valutazione per l’amministrazione US nel primo caso, sottostima delle potenzialità di un popolo finalmente libero nel secondo.

Infine due valutazioni più spicce: nonostante le immense proteste resta il fatto che i Fratelli siano stati regolarmente eletti in una tornata elettorale democratica dopo 30 anni sotto il regime di Hosni Mubarak e che Morsi ha tutto il diritto di rimanere dov’è stato messo l’anno scorso. Ironicamente ieri si sarebbe potuto affacciare alla finestra e chiedere alla piazza: “E quindi?”.
Secondo, il “no” delle piazze di ieri è immenso e pieno di energia, sarebbe davvero terribile vederla repressa nel sangue.

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