Renzi, le tre sfide del dopo-primarie

Innanzitutto bravo Matteo Renzi. Vittoria pulita, netta, schiacciante. Niente da dire su un successo costruito nell’arco degli ultimi tre anni e che ieri sera ha dato i suoi frutti in tutta la loro pienezza.
Bravo anche Pippo Civati, un risultato così secondo me non se lo aspettava neanche lui. Ora l’area rottamatrice, mi si passi il termine, è maggioritaria all’interno del Pd.
Il vecchio apparato è invece il vero sconfitto ed esce dalle urne decisamente ridimensionato, quasi annichilito – niente di personale nei confronti di Gianni Cuperlo, ci mancherebbe.

Tre sfide ora attendono Renzi: il confronto diretto con Letta, la legge elettorale, le prossime elezioni.

La dirigenza all’interno del Pd è radicalmente cambiata e Letta non può che prenderne atto. Forzature come quella avvenuta per il caso Cancellieri non saranno più ripetibili per una semplice questione numerica, prima ancora che di linea politica. Le decisioni da oggi le prende Renzi e questo potrebbe significare l’inizio della fine per Letta e il suo governo con Alfano. Sarebbe infatti sufficiente forzare la mano su alcuni punti nevralgici (il neo segretario ha promesso ieri 1 miliardo di € di tagli ai costi della politica, ad esempio) per spingere il Presidente del Consiglio a riconoscere l’impossibilità di continuare sulla strada intrapresa lo scorso Aprile, porre fine a questa esperienza di governo e andare a elezioni (che poi era uno dei motivi per cui il mio voto è andato a Civati, da sempre contrario a queste larghe intese).
In questo scenario l’unica scialuppa di salvataggio per Letta potrebbe essere – il condizionale è d’obbligo – la semi impossibilità di poter votare con una legge elettorale quasi del tutto mutilata dalla sentenza della Corte Costituzionale.

Da qui la seconda sfida. Votare, o meglio rivotare con il Porcellum sarebbe forse stato l’ultimo atto di una classe politica che ha perso quasi tutta la propria credibilità di fronte agli elettori. Votare con quel pastrocchio che è ora in vigore non cambierebbe di molto le cose. Quello che serve, e anche in fretta, è una legge elettorale chiara, senza strani cavilli e con la reintroduzione delle preferenze. Renzi ha ora i numeri – nel partito e in Parlamento – per riuscirci. Non sarà facile ma come si dice, hai voluto la bici…

Terza ed ultima sfida sarà il doppio confronto elettorale, Europee a maggio 2014 e politiche una volta terminata questa fase di governo, nel quale si troverà per la prima volta a guidare un partito e non una corrente, good luck with it. Nel suo discorso post-vittoria Renzi ha citato Beppe Grillo e il suo movimento politico subito dopo la parte iniziale dei ringraziamenti, segno evidente che il principale avversario del Pd sarà il M5S prima ancora che il centro-destra. Un riconoscimento non da poco: Renzi ha capito infatti che “la slavina è venuta giù da lì” (cit. J. Iacoboni) ed è ora quello il primo fronte sul quale si combatterà la battaglia delle urne. La domanda è se sarà in grado di capitalizzare il larghissimo consenso che gli elettori hanno affidato nelle sue mani in queste primarie e se saprà convincere anche coloro che a questo giro non si sono fidati. Come il sottoscritto.

Nota finale: piaccia o meno, non aver mai nominato Berlusconi ieri sera è stato il primo grande passo di Renzi verso il cambiamento del Pd.

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