Tre brevi riflessioni sul colloquio Renzi-Berlusconi

Tre aspetti in particolare mi hanno colpito sull’incontro tra Renzi e Berlusconi di ieri e la valanga di editoriali e commenti di stamattina. Il primo è l’attacco nei confronti del segretario del Pd per aver deciso di incontrare il leader di Forza Italia nella sede del partito per discutere di legge elettorale e riforma del titolo V della Costituzione.
Fare le pulci a Renzi sul luogo scelto per l’incontro è guardare il dito e non la luna. Il Pd è stato al governo con Berlusconi per quasi 3 anni – con Monti prima, e con Letta poi – quella è l’anomalia, l’unica vera gigantesca anomalia, non la sede di un incontro tra due parti politiche. I vari Fassina & co. che stamattina “si vergognano” dell’incontro di ieri sono la peggior parte di quel partito. Oltre che degli ipocriti senza ritegno. (Nel caso fosse sfuggito, Fassina era viceministro del governo Letta-Berlusconi).

Chi oggi accusa Renzi di aver resuscitato il Cavaliere dimentica – o fa finta di non ricordare – che Berlusconi è resuscitato (per l’ennesima volta) il 25 febbraio 2013, grazie ai grandi strateghi dei giaguari da smacchiare e delle carte d’intenti. Renzi non aveva voce in capitolo un anno fa, molti di quelli che ora lo criticano sì, eccome.

Il secondo aspetto è sull’opportunità di discutere di riforme istituzionali con il “nemico” di sempre, o comunque quello degli ultimi vent’anni. Forse ci si è già dimenticati che dal 2005 ad oggi il Parlamento è stato eletto con una legge incostituzionale e nessuno – Pd in primis – ha mosso un dito per cambiarla. Un colpo di mano della Consulta (organo non politico, curioso eh?) ha dato finalmente una scossa alla situazione e il segretario del più grande partito italiano ha detto un paio di cose molto semplici: basta giochini di palazzo, patti di crostate et similia, la legge elettorale va fatta subito, chi ci sta bene, chi non ci sta fuori.
Personalmente lo trovo un ragionamento perfetto, e lo dico da non estimatore di Renzi, come è noto.

Infine la terza criticità che viene sollevata è l’aver invitato in casa propria un condannato in via definitiva per evasione fiscale. Certo, Berlusconi è un criminale ed è vero, verissimo che a rigor di logica nessuno inviterebbe un pregiudicato a prendere un caffè in sala, figuriamoci a discutere di riforme costituzionali; ma non è colpa di Renzi se il suddetto criminale è anche il leader di un partito che prende 7 (sette) milioni di voti. Casomai è un problema a) dei suoi elettori b) di quella parte di Pd che con un condannato ci ha fatto governo, svariate leggi, e ha piegato la testa sul ricatto dell’IMU.

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