Tanti Renzi, un solo Renzi

Da più parti mi è stato chiesto un parere sul primo intervento di Renzi da presidente del consiglio nel giorno della fiducia in Parlamento. Mi è stato anche chiesto di essere breve (?), forse un modo gentile per dirmi che vi annoio. Ecco dunque cosa ne penso. In breve.

A volerla riassumere in due righe direi una relazione noiosa e soporifera, a tratti banale, (troppo) lunga e (molto) vaga. Un Renzi-istituzionale che non mi convince del tutto e lascia ancora molti dubbi sulla bontà di questo all in.

Sui contenuti mi soffermo per un attimo su un aspetto positivo e uno negativo. Il primo è la scelta (politica) di aver messo al primo posto la scuola. Su questo punto non posso che essere pienamente d’accordo: un Paese senza istruzione è destinato a regredire senza sosta, sprofondando in un abisso di ignoranza che inevitabilmente ha effetti su tutti i livelli della società, quello politico in primis. La decisione di Renzi è rischiosa e temporalmente a lunga gittata, i risultati – se ci saranno – non li vedremo sul breve periodo e bisognerà dunque attendere, ma la strada è quella giusta.
L’aspetto negativo è stata invece la totale assenza di dettagli sulle coperture finanziarie. Tolta la classica – e un po’ banale – Cassa Depositi e Prestiti e la solita spending review, non è ancora chiaro da dove arriveranno i fondi per realizzare quanto esposto nel discorso alle camere.

Le due repliche – al Senato e alla Camera – sono invece state decisamente più incisive e concrete. Renzi ha parlato al Paese, invece di limitarsi al solo Parlamento, rispolverando quel Renzi-primarie battagliero che l’ha portato alla segreteria del Pd a dicembre. Da registrare anche l’attacco frontale al M5S, riconosciuto ancora una volta come unico, vero avversario politico del Partito Democratico. Quel “non è facile stare in un partito in cui il capo ti dice «io non sono democratico»” è una sfida aperta a Grillo e alla linea decisa per il suo Movimento. Un paio di risposte agli attacchi di alcuni parlamentari 5 stelle delineano la strategia che intende adottare da qui in avanti; una sorta di noi facciamo le riforme, loro salgono sui tetti. Ancora tutto da verificare il reale potenziale di questo Renzi-leader.

In tutti e tre le occasioni penso sia degno di nota il fatto di non aver letto un discorso preparato e rifinito nei dettagli ma aver parlato a braccio; di questo gli va dato atto, soprattutto considerando che era la prima volta che metteva piede nelle aule del Parlamento.

Infine ho trovato inusuale, e per questo molto interessante, il continuo alternarsi tra un Renzi-primo ministro e un Renzi-segretario; parlare direttamente con deputati e senatori del Pd, fare riferimenti al proprio partito, elogiandolo e criticandolo dai banchi del governo, è un atteggiamento molto – se non esclusivamente – anglosassone, e forse per abitudine dopo anni di PMQs a me è piaciuto particolarmente.

Nel complesso sono abbastanza deluso, mi aspettavo molto di più. Vero è che la richiesta di fiducia non è un discorso programmatico e dunque è normale che manchino parti importanti (lotta alle mafie, agenda digitale, etc.). Ero e rimango scettico, ma consapevole che da qualche parte si debba pur partire. E su questo chiudo lasciandovi la vignetta di Ellekappa, amara e ironica com’è giusto che sia.

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