La democrazia dal basso alla prova dei fatti

Ogni partito politico ha una sua struttura interna e il proprio processo decisionale: il Pd, ad esempio, vota la propria linea in assemblea una volta a settimana, più o meno, o comunque quando Renzi è a Roma. Nel Pdl credo decida ancora tutto Berlusconi, e finché non schiatta le cose rimarranno così. Nella Lega ragionano con il culo e quindi non li prendo neanche in considerazione.
Nel M5S c’è un capo politico, Beppe Grillo, che detta la linea ma che su alcune questioni specifiche svolge delle consultazioni sul suo blog tra gli iscritti al partito, che possono quindi votare come dovranno comportarsi i parlamentari 5 Stelle in Parlamento. In campagna elettorale prima e durante quest’ultimo anno all’opposizione poi, Grillo ha ripetuto incessantemente il mantra della democrazia dal basso, dell’uno vale uno, della rete che decide – che poi non è la rete ma sono gli 80mila iscritti al suo blog, ma lasciamo stare.

Oggi alla Camera si votava sulla depenalizzazione di quel reato di clandestinità tanto caro ai leghisti e se dio vuole il ddl è passato e l’Italia torna ad essere non dico un Paese civile (buona parte della Bossi-Fini è ancora tutta in piedi) ma almeno uno avviato su una strada più umana e nel rispetto di una lunga tradizione e cultura giuridica.
Prendo il caso di oggi perché sia chiaro per tutti, ma gli esempi a cui potrei rifarmi sono stati molteplici nel corso di questi ultimi dodici mesi. Nell’annunciare i risultati di quella consultazione online, Grillo scriveva che la maggioranza degli iscritti aveva votato per l’abrogazione del reato di clandestinità (16mila voti pro, 9mila contro). Bene, bravi, grazie.

Oggi però i parlamentari grillini hanno votato compatti in dissenso con quel risultato. O meglio, parrebbe che all’interno del provvedimento presentato ci fosse sì un emendamento a favore della depenalizzazione del reato sul quale il M5S ha votato a favore (rispettando quindi il volere degli iscritti) ma ci fossero anche altre norme riguardanti le depenalizzazioni in genere sulle quali il voto è stato contrario. Questo almeno riporta Andrea Scanzi, che è un po’ il paladino dei grillini e quindi è affidabile quando si tratta di trovare una difesa del Movimento.

Dunque, ipotizzando di dare per buono quanto dice Scanzi e ipotizzando anche di credere nella buona fede dei deputati grillini, siamo di fronte ad un fallimento – o perlomeno ad una rottura – di quel processo di democrazia dal basso pensato, voluto e promosso da Grillo e Casaleggio.

Se davvero nel provvedimento in esame erano presenti norme aggiuntive rispetto a quanto era stato votato a gennaio sul blog le domande che mi pongo e che forse dovrebbero porsi anche i grillini sono: quando si verificano casi simili la votazione online rimane comunque valida? Viene annullata in quanto non comprensiva dell’intero provvedimento in discussione? Va rifatta ogni volta che un emendamento presentato in aula modifica il contenuto? È sostenibile sul medio-lungo termine un modello di questo tipo?

Ma soprattutto, non sarà che l’istituto della delega sia stato creato proprio per ovviare a tutti questi ostacoli? Per com’è strutturato l’andamento della discussione parlamentare non è sempre possibile consultare la base, questo mi pare ovvio. Forse bisognerebbe accettare che la politica sia più complessa di una decisione presa con una consultazione online e forse andrebbe riconsiderata questa storiella dell’uno vale uno, che è indubbiamente potentissima in termini di propaganda elettorale, ma si rivela debole all’atto pratico.

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