I conti Mediaset e il patto del Nazareno

Ieri mi sono imbattuto in questa dichiarazione di Bersani rilasciata del palco del convegno dell’area riformista democratica: «Forse nessuno si è accordo che l’altro giorno dopo l’incontro del patto del Nazareno, la Borsa ha perso il 2,9% mentre Mediaset ha guadagnato il 6%».

Forse nessuno se n’è accorto perché, come sospetto sappia bene lo stesso Bersani, le cose non stanno proprio così e quanto dice è falso.

O meglio, falsa ed errata la premessa, corretta la conclusione. Il titolo Mediaset è salito sì del 6% mercoledì 12 novembre ma alla base dell’aumento c’era la pubblicazione dei risultati del terzo trimestre 2014, che hanno visto una diminuzione delle perdite aziendali in seguito ad una riduzione dei costi. (Le cifre nel dettaglio le trovate qui).

Non sono dunque state motivazioni politiche a muovere il titolo. Molto più semplicemente, quando si pubblicano le trimestrali ci si trova di fronte ad un bivio. Se i risultati superano le previsioni, il titolo sale. Viceversa, il valore diminuisce.

Se proprio si vuole provare a trovare un collegamento tra l’andamento in borsa di Mediaset e il presunto vantaggio che questa ne trarrebbe dagli accordi con il governo su riforma della legge elettorale e Titolo V della Costituzione, un utile esperimento potrebbe essere quello di osservarne l’andamento in borsa dalla nascita del governo Renzi ad oggi. Ebbene, la teoria ipotizzata da Bersani non sta numericamente in piedi. E i numeri raramente sono di parte.

Il giorno prima dell’insediamento del governo Renzi (21 febbraio 2014) il titolo Mediaset valeva €4.11 per azione. Venerdì scorso, alla chiusura delle contrattazioni, il valore era di €2.95. Calcolatrice alla mano, l’azienda di Berlusconi ha subito un calo del 29% in 9 mesi.

Mediaset

Credo non serva vincere il Nobel in matematica per capire che le congetture di Bersani non hanno alcun fondamento. Il patto del Nazareno non ha portato – ad oggi – alcun beneficio nelle casse di Mediaset.

Per cui qui le questioni sono due: o Bersani non sa fare di calcolo (cosa che dubito fortemente perché lo considero persona intelligente) oppure la vecchia guardia ha esaurito gli argomenti per criticare la nuova dirigenza del partito. Il Pd di Bersani ha avuto 20 anni e più di un’occasione per fare una seria legge sul conflitto d’interessi. Lamentarsi ora di possibili vantaggi per le aziende di Berlusconi è ipocrita. Oltre che falso, nel caso specifico.

Il patto del Nazareno si può si criticare. Forse si deve. Ma farlo inventando numeri, mistificando la realtà dei fatti e nascondendo la diffusa ipocrisia dei vecchi apparati di partito (i D’Alema, le Bindi, i Cuperlo, le Finocchiaro) sulla questione del conflitto d’interessi – che esiste eccome e mi auguro venga risolta prima dell’arrivo dei quattro Cavalieri dell’Apocalisse – non è politica. È fuffa.

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